Sfumature di Romagna

Non c’è nulla di più accogliente di un banchetto preparato apposta per te dai tuoi amici. Aglio Olio Pili Pili ha celebrato il capodanno ospitati nel verde intorno a Portico di Romagna, il paese natale della famiglia di Beatrice Portinari, la musa dantesca.

Il breve viaggio da Bologna a questa rigogliosa parte della Romagna che confina con la Toscana in una tersa giornata che sembra più autunnale che invernale, ci regala una strada dalle dolci curve, un panorama di colline a schiera, e dei profumi di terra e legna arsa, che ci donano le stesse emozioni di un caldo e familiare abbraccio. Questa terra di confine è chiaramente pervasa sia dalla cultura Romagnola che da quella Toscana. Come ci segnalano i nostri ospiti, la finocchiona che si trova nella macelleria del paese, l’accento locale, e naturalmente il panorama dell’appennino romagnolo, particolarmente verdeggiante e florido quest’anno con i suoi mille riflessi verdi, marroni e ambrati, sono tutti esempi di sovrapposizione tra le due regioni.

“Aglio Olio e Pili Pili” è un vero fenomeno, che vediamo riflesso in tutta l’Italia laddove nuove combinazioni di gusti e tradizioni vengono esplorate. Abbiamo avuto il piacere di un invito per un cenone di capodanno che riuniva alcune delle migliori prelibatezze della cucina libanese, kibbeh, baba ganush, insalata di rape e yogurt, e hummus, con un perfetto finale europeo di pere affogate al vino rosso. La cena, per quanto tradizionalmente libanese, è stata preparata a Portico di Romagna con ingredienti freschi comprati localmente. Il brindisi l’abbiamo fatto con champagne (francese), ma anche con un rum guatemalteco accompagnato da cioccolato salato peruviano. Non posso immaginare un modo migliore di inaugurare quello che si prospetta come un gustoso e prosperoso 2017.

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Il nuovo ebook Aglio Olio Pili Pili: Cibi e culture tra origini e futuro si incontrano a Bologna pubblicato da Morellini Editore è disponibile online presso: http://www.morellinieditore.it/scheda-ebook/odette-mitumba-boya-christine-s-boya/aglio-olio-pili-pili-9788862984928-397794.html

Odette

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Versione inglese:

Shades of Romagna

Nothing makes you feel more welcome than an abundant meal prepared for you by friends. Aglio Olio Pili Pili were invited as guests to ring in the New Year in the countryside surrounding Portico di Romagna, which also happens to be the location of the family home of Beatrice Portinari, Dante’s elusive muse.

Arriving from Bologna against the backdrop of a crisp blue cloudless sky into this part of Emilia Romagna which borders Tuscany, feels like rolling into someone’s familiar warm lap, with its welcoming curves, cascading hills, and earthy smoky scents. This area also straddles cultural borders between Emilia Romagna and Tuscany. Our hosts pointed out that the finocchiona from the local macelleria, the peoples’ accents and of course the Appennino Romagnolo landscape, unusually green this year, reflecting the sun a thousand shades of green and brown, are all examples of overlap between the two regions.

“Aglio Olio Pili Pili” is a real phenomenon. We see it everywhere in the new combinations of flavors and traditions popping up all around Italy. We had the great fortune to be invited to a New Year’s eve meal which brought together some of the best of Lebanese cuisine: kibbeh, baba ghanoush, red beet and yogurt salad, hummus…with the perfect European finale of drunken poached pears. The meal was prepared in Portico di Romagna with fresh ingredients purchased locally. To toast, we enjoyed Champagne (France), and a pairing of Guatemalan rum with Peruvian salt chocolate. I can’t think of a better way to inaugurate what promises to be a tasty and prosperous 2017.

Our new ebook Aglio Olio Pili Pili: Cibi e culture tra origini e futuro si incontrano a Bologna published by Morellini Editore is now available online: http://www.morellinieditore.it/scheda-ebook/odette-mitumba-boya-christine-s-boya/aglio-olio-pili-pili-9788862984928-397794.html

Odette

Mangiare nelle isole. L’altra faccia della globalizzazione. Una chiacchierata con Vincenzo

Vincenzo, un incallito viaggiatore che salta di isola in isola (e di continente in continente) è uno dei protagonisti del nostro nuovo libro:  Aglio Olio Pili Pili. Cibi e culture tra origini e futuro si incontrono a Bologna

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Degustazione Giamaicana in stile Aglio Olio Pili Pili

Per uno che come me è cresciuto leggendo libri come L’isola del tesoro, Robinson Crusoe, e I viaggi di Gulliver, le isole esemplificano… l’isolamento. Lo dice la parola stessa “isolamento”. Ma quando sono passato dal leggere di terre lontane a visitarle per lavoro, ho scoperto che spesso è vero l’opposto. Le isole nel corso degli anni, dall’età delle scoperte in poi, sono diventate dei crocevia per i viaggiatori di tutto il mondo.

Questa settimana sono andato in #Giamaica per lavoro, sul mio volo da New York a #Kingston stavo guardando “Barbershop 3”. Non immaginavo certo che sarebbe stato un film che mi sarei trovato a citare pubblicamente dopo poco, invece è esattamente così. Uno dei personaggi del film riflette: “come pensi che le Indie Occidentali siano successe? Hanno preso gli indiani, hanno preso i neri dall’Africa, li hanno messi nei Caraibi, e 200 anni dopo, eccoti Rihanna. Prego!” Per quanto semplificata e non politicamente corretta sia questa affermazione, una fusione di culture è evidente in Giamaica. E’ visibile nei volti che si incontrano, e nel cibo che si mangia. Me ne ero già reso conto durante la mia prima visita in questo gioiello dei Caraibi, con il primo assaggio della famosa “Jerk Sauce”, spesso in coppia con un chutney di mango – un chiaro mix di influenze asiatiche e africane. Durante questa visita, però, ho notato un elemento diverso, una più recente ondata di fusione che è il risultato della #globalizzazione.

La globalizzazione tende ad essere associata con il franchising – ovunque nel mondo si vada, è possibile ottenere un hamburger di McDonalds ed un cappuccino di Starbucks. Ma proprio come un’isola può essere sia isolata che un crocevia di culture, la globalizzazione può essere sia una standardizzazione che una fusione che porta a innovazione e crescita. La prima notte nel mio albergo a Kingston ho ordinato una bruschetta con #ackee e bacon. SPETTACOLARE! Sono un italiano e americano in Giamaica, e qui mi trovo a mangiare un piatto italiano (bruschetta) americano (bacon) e giamaicano (ackee) il tutto in un mix armonioso.

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Ackee and Bacon Bruschetta. Sì, ce ne dovrebbero essere tre…ma non vedevo l’ora di provarne uno e non ho resistito prima di prendere la foto

Adoro l’ackee. E’ un frutto che, se colto e tagliato nel modo sbagliato, è velenoso. Ha l’aspetto delle uova strapazzate. E proprio come le uova è una base ideale su cui aggiungere sapori forti. Il giorno dopo ho mangiato da Usain Bolt. Non a casa sua, purtroppo, ma al suo ristorante chiamato “Traks and Records”, una sorta di pub di fascia alta. Mi hanno convinto a provare gli involtini primavera col Jerk Chicken. Inutile dire che erano deliziosi, e di nuovo mi hanno fatto riflettere su come la globalizzazione ci abbia portati ad aspettarci gli involtini primavera in qualsiasi pub nel mondo – ma dubito che fuori dai caraibi potrò mai ordinare un involtino primavera col jerk chicken.

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Involtino Primavera col Jerk Chicken

Il giorno prima della partenza sono stato invitato ad una degustazione di vini presso la sede di #Campari. L’evento era molto ben organizzato, e limitato ad alcuni dei migliori clienti di Campari. Per mia fortuna, dei colleghi locali rientravano in questa categoria e mi sono aggregato a loro. La degustazione si concentrava sui vini distribuiti da Campari nel paese, ma l’aspetto interessante era che un catering locale abbinava del cibo con il vino. E’ stata la prima volta che ho partecipato ad un evento in cui il cibo veniva scelto per il suo abbinamento con il vino, piuttosto che il contrario. E il cibo era una sorprendente serie di finger food di fascia alta – salmone affumicato (ed era stato affumicato quella mattina dallo chef) e pomodorini su bruschetta ad accompagnare il vino Apothic White, un satay di pollo con chutney di mango piccante per il Pinot Nero, un tortino salato di brasato di maiale per l’Apothic Red, e una mousse di carota-cioccolato-amaretto con panna montata alla noce moscata per il Riesling finale.

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Salmone affumicato a pomodorini su bruschetta, a Apothic White

Un cibo fusion così incredibile deve per forza provenire da uno chef stellato formatosi a Parigi e con molti anni di esperienza, giusto? Immaginate la mia sorpresa quando ho incontrato Akili, il 24enne chef giamaicano formatosi localmente, che ha deciso di aprire una propria società di catering in una nuova comunità emergente vicino a Kingston, dove forma gli ancora più giovani aiutanti chef. Akili è stato in grado di assorbire le diverse influenze presenti nella sua isola, e infonderle nei suoi piatti. Tanta roba! Ho anche avuto la possibilità di chiacchierare con Pietro, il marketing manager per Campari Giamaica, ed ho imparato che alcuni anni fa ha Campari ha acquistato Wray & Nephew, Appleton, Sangsters, e Blackwell – i più significativi marchi di rum in Giamaica. Il mio primo pensiero è stato “oh oh, ecco che arriva la globalizzazione di nuovo, la grande multinazionale che ammazza la piccola realtà locale”. Ma poi mi hanno spiegato le innovazioni fatte nel prodotto locale, ed ho avuto modo di provare il Campari giamaicano. Con mia grande sorpresa mi sono reso conto che era diverso dal Campari che uso per il mio “Spritz” a casa. Pietro mi ha confermato che si tratta di un prodotto localizzato per la Giamaica – un po’ più forte e con un mix di aromi leggermente diverso. Appena lo ha mixato con una bibita gassata di pompelmo per creare un drink deliziosamente “caraibico”, mi sono reso conto che questo è un aspetto della globalizzazione da gustare piuttosto che temere: la cucina fusion – il rovescio della medaglia della globalizzazione.

Vincenzo

English version:

Island Eating. The flip side of globalization

Vincenzo, an island (and continent) -hopping protagonist of our new book  Aglio Olio Pili Pili. Cibi e culture tra origini e futuro si incontrono a Bologna shares his latest culinary adventure…

For anyone like me who grew up reading books like Treasure Island, Robinson Crusoe, and Gulliver’s Travels, #islands exemplify isolation. The very word “insulated” comes from “insular”. But when my life changed from reading about faraway lands to traveling to them, I soon found out that the opposite is often true. Islands over the years, since the age of discovery, have become crossways for people traveling to and from different lands.

While flying to #Jamaica this week, on my flight from New York to #Kingston I was watching “Barbershop the next cut”. I didn’t imagine it would be a quotable film, but as it happens I find myself doing just that. One of the characters in the movie reflects: “ how do you think the West Indies happened, okay? They took Indians, they took black people from Africa, they put’em in the Caribbean, and 200 years later, Rihanna happened. You’re welcome.” As oversimplified and not politically correct as this statement is, a fusion of cultures is evident in Jamaica. It is visible in the faces you encounter, and in the food you eat. This was obvious to me during my first few visit to this Caribbean gem, with the first taste of its famous jerk sauce, often paired with a mango chutney, a clear mix of Asian and African influences. On my latest visit, however, I noticed a different element to this dynamic—a newer wave of fusion that is a result of #globalization.

Globalization tends to be associated with franchising – wherever in the world you go, you can get your big mac and your venti mocha frap. But just like an island can be both isolated and a nexus of cultures, globalization can either be standardization or a fusion that leads to innovation and growth. The first night in my Kingston hotel I ordered an #ackee and bacon bruschetta. It was absolutely amazing! I am an Italian and an American in Jamaica, and here I find myself eating an Italian (bruschetta) American (bacon) and Jamaican (ackee) all in one harmonious dish.

Jerk Chicken Spring Roll

On my last day in the island nation I was invited to a wine tasting at the Campari office. The event was beautifully organized. It was a personal invitation for some of Campari’s best clients. I was lucky enough that some of my local colleagues fit the profile. The wine tasting featured wines distributed by Campari in the country, but the interesting aspect was that they had a local food catering company that paired food with wine. It was my first experience in which food was chosen for its pairing with wine, rather than the other way around. And the food was an amazing set of high-end finger fusion fare – smoked salmon (extremely fresh) bruschetta with a tomato salsa to go with Apothic white, a chicken satay with spicy mango chutney to go with a Pinot Noir, a braised pork pot pie with Apothic red, and a carrot-chocolate-amaretto cake with nutmeg whipped cream to go with a Riesling.

Smoked Salmon Bruschetta and Apothic white

Such incredible fusion food must have come from a starred chef trained in Paris, who worked on his craft over many years. Imagine my surprise when I met Akili, the 24-year-old, Jamaican trained chef, who decided to open up his own catering company in a new and up-and-coming community near Kingston, supported by younger cooks he is training. Akili was able to soak up different influences he saw in his island, and infuse them in his dishes. Good job, I say. I also got a chance to chat with Pietro, the marketing manager for Campari, and learned that a few years ago Campari purchased Wray & Nephew, Appleton, Sangsters, and Blackwell. These are the two main names in commercial rum in Jamaica, and the main name in designer rum. My first thought was “uh oh, here comes globalization again, the large corporate machine taking over the small guy”. But then I was introduced to the innovations they made in the local product, and got to try the local Campari. To my surprise I could taste that it was different from the Campari I use for my “Spritz” at home in Italy. This was confirmed by Pietro, who indicated that it is a bit stronger and uses a different mix of spices for the local market. As he mixed it with a fizzy grapefruit soda to make a deliciously “Caribbean” drink, I realized that this is one more aspect of globalization to enjoy rather than fear: fusion – the flip side of globalization.

Vincenzo

 

 

Cosa abbiamo imparato sui ‘Pulses’ e altre riflessioni #iyp2016

LOGO_IYP_en_print-horizontalPulses Odette

Sono piccoli, tondeggianti, disponibili in una varietà di colori, sfumature e consistenze, e sono parte dei doni della terra da più di 10.000 anni. Essi provengono da vari paesi tra cui India, Pakistan, Canada, Myanmar, Australia e Stati Uniti. Non parliamo di gemme preziose, ma dei pulses. I pulses sono un sottogruppo di legumi coltivati per essere venduti secchi. Perché stiamo parlando di pulses? Ebbene, le Nazioni Unite (ONU) ha dichiarato il 2016 come l’Anno Internazionale di pulses #iyp2016, e la FAO, l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite, sta portando avanti un dialogo internazionale sull’argomento.

Potete trovare di più sui pulses, tra cui delle ricette, nel nostro prossimo libro Aglio Olio Pili Pili. Cibi e culture tra origini e futuro si incontrano a Bologna, ma per ragioni di brevità, ecco tre ragioni perché tutti noi dovremmo mangiarne di più:

  • SALUTE E BELLEZZA. Con una media di 15 gr di proteine per tazza, i pulses sono una parte importante di una sana dieta ricca di proteine a prezzi accessibili. Ma non solo proteine. I pulses sono anche ricchi di fibre, ed una buona fonte di ferro, zinco, acido folico, tiamina, niacina, potassio e magnesio. Non solo il prezzo basso è basso, ma anche il loro contenuto di grassi, e consumandone solo 1/2 tazza al giorno, si può ridurre i livelli di colesterolo LDL, che può a sua volta ridurre il rischio di infarto e ictus.
  • AMORE E RISPETTO PER IL PIANETA ED I BAMBINI. Questo è forse uno dei più convincenti argomenti per mangiare più pulses e legumi in generale. La transizione verso il consumo di più pulses rispetto alle carni bovine ed altri prodotti di origine animale, in particolare in paesi tradizionalmente ricchi ed industrializzati e in paesi in transizione in cui tale consumo si concentra pesantemente e in modo sproporzionato, può contribuire a limitare l’impatto del cambiamento climatico globale. Secondo la FAO “le specie di pulses hanno una vasta diversità genetica da cui si possono selezionare e / o coltivare varietà con specifici fattori-una qualità  particolarmente importante per poterli adattare ai cambiamenti climatici, dato che diverse varietà resistenti ai cambiamenti climatici possono essere sviluppate grazie a questa grande diversità.”

Ed infine…

  • INNOVAZIONE IN CUCINA, E CONDIVISIONE DI CIBI DELIZIOSI. Esplorate il resto di questo blog per avere delle ricette con pulses, per vedere un laboratorio per bambini sui pulses che Aglio Olio Pili Pili ha tenuto il mese scorso a Bologna, e vedere come i pulses fanno parte del nostro percorso culinario personale ! Se abbiamo stuzzicato il vostro appetito … dateci un ‘Like’ su Facebook e seguiteci su Twitter.

-Odette

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Children’s workshop on ‘Pulses’ at the 2016 Festa Multietnica, Cirenaica, Bologna


English version:
They’re tiny, roundish, come in a variety of colors, hues and textures, and have been part of the earth’s bounty for more than 10,000 years. They hail from India, Pakistan, Canada, Myanmar, Australia and the United States, among other places. I’m not talking about precious gems, but rather, pulses. Pulses are a subgroup of legumes harvested for dry grain. Why are we talking about pulses? Well, the United Nations (UN) has declared 2016 the International Year of Pulses #iyp2016 , and FAO, the Food and Agriculture Organization of the UN leading the conversation.

More on pulses, including recipes, in our upcoming book Aglio Olio Pili Pili. 

Cibi e culture tra origini e futuro si incontrano a Bologna

With an average of 15 gr of protein per cup pulses are an important part of an affordable protein rich healthy diet. But not only protein. Pulses are high in fibre, and a good source of iron, zinc, folate, thiamin, niacin, potassium and magnesium. Not only is the price tag low, but so is the fat content, and consuming just 1/2 cup per day, can reduce LDL cholesterol levels which can in turn reduce risk of heart attack and stroke., but for the sake of brevity, here are three reasons why we should all be eating more of them:

Cibi e culture tra origini e futuro si incontrano a Bologna

With an average of 15 gr of protein per cup pulses are an important part of an affordable protein rich healthy diet. But not only protein. Pulses are high in fibre, and a good source of iron, zinc, folate, thiamin, niacin, potassium and magnesium. Not only is the price tag low, but so is the fat content, and consuming just 1/2 cup per day, can reduce LDL cholesterol levels which can in turn reduce risk of heart attack and stroke., but for the sake of brevity, here are three reasons why we should all be eating more of them:

  • WE DESIRE HEALTH AND BEAUTY. With an average of 15 gr of protein per cup pulses are an important part of an affordable protein rich healthy diet. But not only protein. Pulses are high in fibre, and a good source of iron, zinc, folate, thiamin, niacin, potassium and magnesium. Not only is the price tag low, but so is the fat content, and consuming just 1/2 cup per day, can reduce LDL cholesterol levels which can in turn reduce risk of heart attack and stroke.
  • WE LOVE AND RESPECT OUR PLANET AND ITS CHILDREN. And this is perhaps one of the most powerful arguments for eating more pulses. Transitioning towards consuming more pulses compared to beef and other livestock products, especially in traditionally wealthy industrialized and transition countries where such consumption is heavily and disproportionately concentrated, can help stem the tide of global climate change. According to FAO “pulse species have a broad genetic diversity from which improved varieties can be selected and/or bred—an attribute that is particularly important for adapting to climate change because more climate-resilient varieties can be developed out of this broad diversity.”

and last but not least…

  • INNOVATE IN THE KITCHEN AND SHARE DELICIOUS FOODS. Explore this blog for recipes on how to prepare pulses, a recap of a children’s workshop on pulses Aglio Olio Pili Pili held last month, and how pulses form part of our personal food landscape! If we’ve whetted your appetite…give us a ‘Like’ on Facebook and Follow us on Twitter.

-Odette

 

Come si può dire “comfort food” ?

Come si può dire “comfort food” in italiano? Cibo del conforto? Cibo della felicita? Cibo coccola? Cibo dell’anima?

Per me si può definire come una ricetta che ci fa star bene, ci
coccola, ci scalda, ci ricorda un momento dell’infanzia.

Amo cucinare cose complesse, piatti esotoci e nuovi ma le ricette semplici, della mia infanzia americana/congolese, sono quelle che
scaldano il mio cuore. Come la “apple pie” calda con sopra una palla di gelato alla vaniglia….. mmm!

O la pasta corta con sopra il fromaggio fuso, l’hamburger cucinato in un “cook out” il 4 di Luglio, il pollo in una salsa di arachidi servito con “Pili Pili” del Congo, pasta e fagioli della mia nonna Italo-Americana, ciambelle e eclairs, etc, etc.

Tutti mi riportano a casa, sempre, mi fanno ricordare la mia famiglia e il mio paese.

Qui in Italia… vorrei scoprire il vostro “comfort food”, anche se so
che in Italia ci saranno centinaia di ricette che potrebbero esserlo o
diventarlo, perche tutti i piatti sono così golosi, buoni, di una
tradizione lunga e molto legata alla terra, fatti con rispetto per gli
ingredienti e sopprattutto, sempre con amore.

Qualche cookbook per scoprire di più le ricette della felicita:

Con autori come Jamie Oliver, Saveur, Hillary Davis and Joan Donogh.

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Mangiare all’aperto I: A Tale of Two Sauces

Un paio di giorni fa, Odette ed io ci siamo rimboccate le maniche per preparare una grigliata estiva a Capranica, nell’entroterra Laziale, con un tocco di Congo. Un vero e proprio omaggio alla cucina fusion.

Photo AOPP: yummy BBQ

Photo AOPP: yummy BBQ with pili pili

Negli USA, le grigliate, o meglio i barbecue, sono presi molto seriamente. Ci sono quattro stili chiaramente differenti nella “cinta del barbecue”, che comprende la Carolina del Nord e del Sud, il Texas, Memphis (nel Tennesse), e Kansas City (nel Missouri). La parola barbecue deriva da una fusione dello spagnolo e lingue native locali. Gli esploratori spagnoli chiamavono “barbacoa” l’insieme di carni grigliate servite loro dalla tribù nativa dei Chickasaw.

La parola viene abbreviata da barbecue in BBQ. È una tecnica per cucinare la carne (di solito di maiale, in Texas invece manzo) a temperatura bassa e per lungo tempo vicino ad una fiamma indiretta, al naturale o con una salsa o salamoia.

Anche le salse sono regionali e possono variare dalla salsa a base di aceto in North Carolina, alla salsa a base di senape del South Carolina, oppure alla salsa dolce a base di pomodoro di Memphis e Kansas City.

Nostra madre ha portato la salsa “Sticky Fingers” (dita appiccicose) dagli stati uniti, e nostro padre il pili pili autentico fatto in casa in Congo.

La salsa scelta era nello stile di Memphis, e l’abbiamo combinata con una salamoia, scegliendo di abbinarle al pollo, una variazione sul più tradizionale maiale che riflette le preferenze della nostra famiglia.

Per prima cosa abbiamo massaggiato il pollo con una salamoia che gli conferisce un particolare gusto affumicato. La salamoia contiene peperoncino chipotle secco, sale affumicato, zucchero di canna, cannella e aglio in polvere.

Abbiamo poi costruito un fuoco in un forno a legna immerso nella verde campagna di Capranica. In circa tre ore abbiamo ottenuto delle braci ardenti, perfetti per cucinare il nostro BBQ. Arrangiato il pollo sulla griglia, abbiamo atteso fino a metà cottura per cospargerlo di salsa. Questo accorgimento assicura che lo zucchero nella salsa diventi caramellato e non bruciato prima che la carne finisca la cottura.

In circa un’ora si ottiene una salsa caramellata e croccante su un succoso pollo arrosto.

Noi consigliamo di abbinarlo con una semplice insalata tipo radicchio. E per quelli a cui piace il piccante, bisogna assolutamente aggiungere il famoso pili pili; per il suo lato piccante ma anche il suo sapore unico.

Godetevi l’estate con un BBQ all’aperto, qualsiasi siano le vostre influenze culinarie.

Christine

photo AOPP: A sweet tomato based sauce from Memphis,TN

photo AOPP: A sweet tomato based sauce from Memphis,TN

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photo AOPP: A tale of two sauces

 

photo AOPP: Faning the flames AOPP style

photo AOPP: Fanning the flames AOPP style

photo AOPP: BBQ in a pizza oven???

photo AOPP: BBQ in a pizza oven???

photo AOPP: a simple summer radicchio salad

English version

Recently Odette and I rolled up our sleeves to make a summer time barbecue “American style” in the countryside of Capranica outside of Rome with a Congolese touch. A true homage to fusion cooking.

In the States barbecue is serious business. There are four distinct styles in the “barbecue belt,” which includes North and South Carolina, Texas, Memphis, TN and Kansas City, MO. The word barbecue comes from the hybrid of Spanish and local native languages. The Spanish explorers referred to the feast of grilled meats they were served by the Chickasaw natives as “barbacoa.”

BBQ is the commonly used abbreviation. It is a technique of cooking meat (usually pork, and in Texas beef) low and slow over indirect flame either with or without sauce or dry spice rub. The sauces are also regional and can vary from the vinegar based sauce of North Carolina to the mustard based sauces of South Carolina to the sweet tomato based sauces of Memphis and Kansas City.

Our mom brought the ‘Sticky Fingers’ sauce from the States and our dad brought the authentic homemade pili pili from Congo.

She chose a Memphis style sauce and dry spice rub together and we chose to enjoy it with chicken, a variation on the traditional pork meat, but our family favorite. First, we rubbed the chicken with a dry spice mix that gives it a distinctively smoky flavor. The spices are a blend of dry chipotle pepper, smoked salt, brown sugar, cinnamon and garlic powder.

Second, we built a wood fire in a wood burning oven on the Capranica estate we are calling home for the next couple of weeks, and three hours later the coals were red hot, ready for the meat to hit the smoke! We arranged the chicken on the grill and about half way into cooking the chicken, we added the sauce. (If you add the sauce too soon the sugar in the sauce will burn before the meat is cooked through.) We want a crispy caramelized sauce on well roasted juicy chicken.

After about one hour of cooking it should be done.

We ate it with a simple fresh radicchio salad and our pili pili for an extra kick of flavor and heat.

Enjoy the summer with an outdoor BBQ no matter what your culinary influences are.

– Christine

Tips for Turkey Day in Bologna

Tomorrow is American Thanksgiving and if you find yourself away from the U.S. then it might be a struggle to plan a Thanksgiving meal with all the trimmings and to find a whole turkey. Living in Italy has many benefits including the quality and variety of food… but it’s hard to find cranberry sauce, sweet potatoes, pumpkin puree or a whole turkey. Over the years I have used a few tricks to gather the needed ingredients for my Thanksgiving meals. But my biggest challenge has always been  to make sure the whole turkey fits into the Italian oven! I have roasted turkey pieces, made a turkey roll and even roasted chicken instead of turkey but nothing compares to the beauty of a whole roast turkey!

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photo: AOPP

Here are a few tips for those living in Bologna for the Thanksgiving day shopping list:

Cranberry Sauce: there are some specialty shop you may be lucky enough to find cranberry sauce like SCARAMAGLI on strada maggiore. Infact they have quite a good selection of American ingredients. But the place we all have access to is IKEA and its Bottegga Svedese. They have a pretty good substitute called Lingonberry sauce; it is red and has that sweet sour taste.

photo: smithsonianmag.com

photo: painlesscooking.com

Sweet Potatoes: These may be the most difficult because in Italy they do sell American potatoes (Americas have hundreds of potato varieties) but they may not be what North Americans call sweet potatoes or yams which are orange inside. I found a great shop on via san felice called MERCATO LATINO that sells the Thanksgiving sweet potato!

Pumpkin Puree: when I lived in the U.S. I never thought much about the pumpkin puree for my pumpkin pie. I would go to the store and find a good canned puree which reduced the prep cooking time and the pie was the easiest part of the meal. But here in Bologna I had to get back to basics. Actually the puree is made from a variety of green pumpkin not the orange pumpkin we use for our jack-o-lanterns.

Look for the GREEN PUMPKIN…

Green Pumpkin: image from dreamstime

or you can use the long yellow pumpkin called Zucca Viola (used to make risotto or filling for delicious cappellacci in Ferrara).

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photo: AOPP

Whole Turkey:  The turkey in pieces or the turkey breast you can find in most grocery stores but the whole bird? Basically you must go to the butcher and ask to order a whole turkey. And it should be Tacchinella (which is smaller than the Tacchino).

Around 6-8 kg would be manageable in the average Italian oven; 25 cm in height. I have had good luck two years in a row,  ordering a week in advance from a butcher shop called MAGAZZINO DELLE CARNI outside the city of Bologna in Quarto Inferiore.

-christine

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the 2 chefs Monica and Christine

I celebrated last saturday with friends…

HAPPY THANKSGIVING wherever and however you are celebrating from AOPP!

How To Eat Piadine alla Cinese

The walk up San Luca is brutal if you are planning an easy stroll but it’s “the way” for residents of the Saragozza neighborhood to get a workout rain or shine.

I met my friend from Hong Kong (living in Bologna almost fifteen years) so we too could join the crowd this summer walking up to the church of  San Luca for a bit of exercise.  I have been up the long winding porticoed walk many times but this time because of the heat or the lively conversation I was seriously out of breath. The conversation deliciously centered on food. There are so many recipes that are similar around the world…one being unleavened flat bread, like Piadine. I asked how she ate  Piadine at home. Do you eat them the traditional way, with prosciutto or the soft fresh cheese squaquerone or do you put a Chinese twist on them?

Piadina or Piada…a classic Romagnola version of unleavened bread  which usually contains a filling of cheese, cured meat or vegetables. The Piadina originates from the Apennines area of Forlì, Cesena  and Rimini and also from Ravenna. It is made with white flour lard or olive oil, salt and water.

“Behold it is smooth as paper and as big as the moon,” wrote a nineteenth-century Italian poet, Giovanni Pascoli, in a work entitled “La Piada.” The stands where you buy it are called Piadinari  and they aren’t  just  fast-food  joints but they represent a distinct food culture. Where to find the best stands? Who makes them fresh with quality fillings?

My friend from Hong Kong said the Piadine reminded her of an unleavened flat bread from China (Jin Bing or  Cong You Bing with scallions) . But we lingered most on talking  about crispy Peking  duck wrapped in Chinese pancakes  with hoisin sauce.  We talked about if we could substitute the Piadine for the Chinese pancakes.  Why not?

Because of my American influences I think of the flat unleavened  breads like tortillas and I love to make fajitas. When I want a quick dinner or lunch I buy the premade Piadine replacing the tortillas and then fry up red and green peppers, onions and beef with Mexican seasoning to put inside my warmed Piadine. Of course if I can find avocados and sour cream it adds to recreating this American Tex-Mex favorite with a Romagnola twist.

As any immigrant can attest, the hardest thing about recreating flavors from home in a foreign country is finding the right ingredients. So we must improvise, at times making unexpected new combinations. And sometimes there are more similarities than differences in cuisines around the world. So let’s dig in and enjoy the bounty. -christine