Full Video: L’On. Kyenge con Aglio Olio Pili Pili per Book Launch

…per tutti che non hanno potuto partecipare. Questo weekend abbiamo avuto l’immenso piacere di ospitare L’On. Cécile Kyenge, Rappresentante Europeo, e Fr. Alessandro Caspoli, Francescano, a #Bologna per una stimolante conversazione sull’integrazione e cibo che ha spaziato anche sui temi di convivialità e rispetto reciproco, sostenibilità alimentare, e culture enogastronomiche, con esempi specifici dal territorio bolognese fino al respiro Europeo ed internazionale.

Mille Grazie a L’On. Cécile Kyenge Kashetu Fr. Alessandro Caspoli e il moderatore Andrea Chierici di Taste Bologna. Ringraziamo anche Morellini Editore e nostro sponsor Coop Alleanza 3.0 Mille grazie al Comune di Bologna Iperbole Rete Civica Luisa Guidone e al Centro Amilcar Cabral.

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L’omonimo libro Aglio Olio Pili Pili, pubblicato da Morellini Editore, racconta storie di personaggi e menù che spaziano tra l’Emilia-Romagna e il mondo in un costante dialogo e interazione tra diverse culture, ed include una trentina di ricette ispirate da queste storie. La prefazione del libro è scritta dall’On. Cécile Kashetu Kyenge che indica come “La morale della favola è dunque che non si può cucinare se non si mescola e, quando si cucina, non si mescolano solo ingredienti alimentari, ma tradizioni, gusti, saperi e culture… Abbiamo molto bisogno di iniziative come questa, in cui i rapporti tra persone di origine diversa non sono vissuti con paura e conflitto, ma con leggerezza, generosità e familiarità.”
Il libro è reso possibile tramite un contributo di Coop Alleanza 3.0, da sempre sensibile alle tematiche dell’integrazione e alla cultura della differenza. 

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Aglio Olio Pili Pili

(foto: I.M. Photo Studio)

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Come si può dire “comfort food” ?

Come si può dire “comfort food” in italiano? Cibo del conforto? Cibo della felicita? Cibo coccola? Cibo dell’anima?

Per me si può definire come una ricetta che ci fa star bene, ci
coccola, ci scalda, ci ricorda un momento dell’infanzia.

Amo cucinare cose complesse, piatti esotoci e nuovi ma le ricette semplici, della mia infanzia americana/congolese, sono quelle che
scaldano il mio cuore. Come la “apple pie” calda con sopra una palla di gelato alla vaniglia….. mmm!

O la pasta corta con sopra il fromaggio fuso, l’hamburger cucinato in un “cook out” il 4 di Luglio, il pollo in una salsa di arachidi servito con “Pili Pili” del Congo, pasta e fagioli della mia nonna Italo-Americana, ciambelle e eclairs, etc, etc.

Tutti mi riportano a casa, sempre, mi fanno ricordare la mia famiglia e il mio paese.

Qui in Italia… vorrei scoprire il vostro “comfort food”, anche se so
che in Italia ci saranno centinaia di ricette che potrebbero esserlo o
diventarlo, perche tutti i piatti sono così golosi, buoni, di una
tradizione lunga e molto legata alla terra, fatti con rispetto per gli
ingredienti e sopprattutto, sempre con amore.

Qualche cookbook per scoprire di più le ricette della felicita:

Con autori come Jamie Oliver, Saveur, Hillary Davis and Joan Donogh.

cookbook jolivercookbook classicscookbook saveurcookbook french comfort

 

 

Mangiare all’aperto I: A Tale of Two Sauces

Un paio di giorni fa, Odette ed io ci siamo rimboccate le maniche per preparare una grigliata estiva a Capranica, nell’entroterra Laziale, con un tocco di Congo. Un vero e proprio omaggio alla cucina fusion.

Photo AOPP: yummy BBQ

Photo AOPP: yummy BBQ with pili pili

Negli USA, le grigliate, o meglio i barbecue, sono presi molto seriamente. Ci sono quattro stili chiaramente differenti nella “cinta del barbecue”, che comprende la Carolina del Nord e del Sud, il Texas, Memphis (nel Tennesse), e Kansas City (nel Missouri). La parola barbecue deriva da una fusione dello spagnolo e lingue native locali. Gli esploratori spagnoli chiamavono “barbacoa” l’insieme di carni grigliate servite loro dalla tribù nativa dei Chickasaw.

La parola viene abbreviata da barbecue in BBQ. È una tecnica per cucinare la carne (di solito di maiale, in Texas invece manzo) a temperatura bassa e per lungo tempo vicino ad una fiamma indiretta, al naturale o con una salsa o salamoia.

Anche le salse sono regionali e possono variare dalla salsa a base di aceto in North Carolina, alla salsa a base di senape del South Carolina, oppure alla salsa dolce a base di pomodoro di Memphis e Kansas City.

Nostra madre ha portato la salsa “Sticky Fingers” (dita appiccicose) dagli stati uniti, e nostro padre il pili pili autentico fatto in casa in Congo.

La salsa scelta era nello stile di Memphis, e l’abbiamo combinata con una salamoia, scegliendo di abbinarle al pollo, una variazione sul più tradizionale maiale che riflette le preferenze della nostra famiglia.

Per prima cosa abbiamo massaggiato il pollo con una salamoia che gli conferisce un particolare gusto affumicato. La salamoia contiene peperoncino chipotle secco, sale affumicato, zucchero di canna, cannella e aglio in polvere.

Abbiamo poi costruito un fuoco in un forno a legna immerso nella verde campagna di Capranica. In circa tre ore abbiamo ottenuto delle braci ardenti, perfetti per cucinare il nostro BBQ. Arrangiato il pollo sulla griglia, abbiamo atteso fino a metà cottura per cospargerlo di salsa. Questo accorgimento assicura che lo zucchero nella salsa diventi caramellato e non bruciato prima che la carne finisca la cottura.

In circa un’ora si ottiene una salsa caramellata e croccante su un succoso pollo arrosto.

Noi consigliamo di abbinarlo con una semplice insalata tipo radicchio. E per quelli a cui piace il piccante, bisogna assolutamente aggiungere il famoso pili pili; per il suo lato piccante ma anche il suo sapore unico.

Godetevi l’estate con un BBQ all’aperto, qualsiasi siano le vostre influenze culinarie.

Christine

photo AOPP: A sweet tomato based sauce from Memphis,TN

photo AOPP: A sweet tomato based sauce from Memphis,TN

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photo AOPP: A tale of two sauces

 

photo AOPP: Faning the flames AOPP style

photo AOPP: Fanning the flames AOPP style

photo AOPP: BBQ in a pizza oven???

photo AOPP: BBQ in a pizza oven???

photo AOPP: a simple summer radicchio salad

English version

Recently Odette and I rolled up our sleeves to make a summer time barbecue “American style” in the countryside of Capranica outside of Rome with a Congolese touch. A true homage to fusion cooking.

In the States barbecue is serious business. There are four distinct styles in the “barbecue belt,” which includes North and South Carolina, Texas, Memphis, TN and Kansas City, MO. The word barbecue comes from the hybrid of Spanish and local native languages. The Spanish explorers referred to the feast of grilled meats they were served by the Chickasaw natives as “barbacoa.”

BBQ is the commonly used abbreviation. It is a technique of cooking meat (usually pork, and in Texas beef) low and slow over indirect flame either with or without sauce or dry spice rub. The sauces are also regional and can vary from the vinegar based sauce of North Carolina to the mustard based sauces of South Carolina to the sweet tomato based sauces of Memphis and Kansas City.

Our mom brought the ‘Sticky Fingers’ sauce from the States and our dad brought the authentic homemade pili pili from Congo.

She chose a Memphis style sauce and dry spice rub together and we chose to enjoy it with chicken, a variation on the traditional pork meat, but our family favorite. First, we rubbed the chicken with a dry spice mix that gives it a distinctively smoky flavor. The spices are a blend of dry chipotle pepper, smoked salt, brown sugar, cinnamon and garlic powder.

Second, we built a wood fire in a wood burning oven on the Capranica estate we are calling home for the next couple of weeks, and three hours later the coals were red hot, ready for the meat to hit the smoke! We arranged the chicken on the grill and about half way into cooking the chicken, we added the sauce. (If you add the sauce too soon the sugar in the sauce will burn before the meat is cooked through.) We want a crispy caramelized sauce on well roasted juicy chicken.

After about one hour of cooking it should be done.

We ate it with a simple fresh radicchio salad and our pili pili for an extra kick of flavor and heat.

Enjoy the summer with an outdoor BBQ no matter what your culinary influences are.

– Christine

Moros y Cristianos. Cosa c’è in un nome?

Ultimamente sono molto consapevole dei nomi e le etichette assegnate alle cose, e tutte le connotazioni che si portano dietro. Va bene, lo ammetto, lo sono sempre stata. Per me la percezione conta molto.

foto: AOPP

foto: AOPP

Stavo sfogliando un piccolo tesoro di un libro di cucina che ho trovato il mese scorso presso la Libreria Aldrovandi, una piccola libreria boutique a Bologna, mentre cercavo ispirazione per il libro Aglio Olio Pili Pili che sarà pubblicato entro la fine dell’anno. Il libro che ho acquistato è chiamato Caraibi. Una Cucina Multicolore ed è pubblicato in italiano da Könemann. Incredibili foto, aneddoti, geografia, ricette. Proprio il tipo di libro a cui ispirarsi.

Sfogliando la sezione Cuba del libro, mi sono imbattuta in una ricetta chiamata Moros y Cristianos, una ricetta tradizionale a base di fagioli neri e riso, sulla quale mi sono soffermata.

foto: AOPP

foto: AOPP

In primo luogo, perché era così familiare. Fagioli neri e riso è un delizioso piatto tipico di ogni casa cubana, ed un piatto che i miei genitori hanno adottato come tipico per casa nostra quando vivevamo a Washington, D.C. Come la cucina cubana, anche la nostra cucina casalinga era un incrocio di Africa, Europa meridionale e Nuovo Mondo. Anche noi preparavamo regolarmente un piatto molto simile, con la differenza che lo cucinavamo senza pancetta, e sempre accompagnato da pili pili…e quando possibile anche dei plantain o banane fritti (plantano fritto a Cuba).

Un altro motivo per cui mi sono soffermata sul piatto è perché il suo nome la dice lunga sulla storia e le tradizioni creole di Cuba, circa la commistione di popoli, colori e della musica – nonanstante le logiche di potere. In effetti è un nome che suona un po’ strano ad giorno d’oggi. Possiamo fare riferimento, e quindi implicitamente relegare, intere categorie di persone ad un paio di ingredienti in una pentola? Dato il clima di oggi, un nome come “Moros y Cristianos” è obsoleto?

foto: AOPP

foto: AOPP.

A Cuba le parole Moros y Cristianos si riferiscono alla storia coloniale spagnola e il mix di popoli e culture che, a loro volta, hanno influenzato Cuba e altri luoghi occupati dalla Spagna, in un momento o in un altro, nel Nuovo Mondo.

Se il nome è arcaico, o quanto meno superato, il piatto non lo è di sicuro. Il nome di questa ricetta mi fa sorridere. Anche se inesatto, ha un impatto visivo. Soprattutto il piatto è delizioso, nutriente, soddisfacente, e accessibile anche per chi ha pochi soldi per comprare da mangiare. E che dire dei black-eyed peas? Ho sempre trovato che “piselli occhi neri” fosse un nome strano per i fagioli che mangiamo negli Stati Uniti, dalla capitale in giù. Il nome è stato opportunamente appropriato da un noto gruppo hip hop.

Avete mai sentito il detto americano “like white on rice” / “come il bianco sul riso?” Non ha nulla a che vedere con il colore della pelle, per quanto mi riguarda: significa semplicemente qualcosa di imprescindibile “come il bianco sul riso.”

Sempre parlando di riso, e tornando sul tema di Moros y Cristianos, nel farlo ho usato il riso basmati (la ricetta nel libro non specifica che tipo di riso da usare, quindi potete utilizzare quello che vi piace di più).

Adoro il basmati, la sua fragranza è un profumo che mi riporta all’ infanzia. Mia mamma aveva sempre

foto: AOPP

foto: AOPP

un grande sacco di basmati in dispensa (anche se non abbiamo legami particolari col sud Asia). Siamo italo-americani e congolesi. E non siamo confusi, siamo solo fusion. E’ noto che il basmati sia un riso speciale, una specie di riso “nobile”. Ecco perché noi (e metà del mondo), lo mangiamo. Tranne quando bisogna fare il risotto, nel qual caso categoricamente si usano solo arborio o vialone nano.

Quindi, per riassumere, storicamente parlando, anche se non c’è da scherzare sul cibo, io sono sempre interessata a scoprire nomi memorabili per i piatti che evocano le tradizioni, i viaggi e le esperienze delle persone che cucinano il piatto, e dei loro antenati prima di loro.

Quali sono alcuni nomi di ricette memorabili nella vostra tradizione culinaria? O in una nuova tradizione che avete incontrato?

Oh, e qui di seguito vi lascio la ricetta… Voilà! (viene meglio se preparata con una melodia Afro-Cubana di accompagnamento)

-Odette

foto: gastronomy project

foto: gastronomy project