Mangiare nelle isole. L’altra faccia della globalizzazione. Una chiacchierata con Vincenzo

Vincenzo, un incallito viaggiatore che salta di isola in isola (e di continente in continente) è uno dei protagonisti del nostro nuovo libro:  Aglio Olio Pili Pili. Cibi e culture tra origini e futuro si incontrono a Bologna

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Degustazione Giamaicana in stile Aglio Olio Pili Pili

Per uno che come me è cresciuto leggendo libri come L’isola del tesoro, Robinson Crusoe, e I viaggi di Gulliver, le isole esemplificano… l’isolamento. Lo dice la parola stessa “isolamento”. Ma quando sono passato dal leggere di terre lontane a visitarle per lavoro, ho scoperto che spesso è vero l’opposto. Le isole nel corso degli anni, dall’età delle scoperte in poi, sono diventate dei crocevia per i viaggiatori di tutto il mondo.

Questa settimana sono andato in #Giamaica per lavoro, sul mio volo da New York a #Kingston stavo guardando “Barbershop 3”. Non immaginavo certo che sarebbe stato un film che mi sarei trovato a citare pubblicamente dopo poco, invece è esattamente così. Uno dei personaggi del film riflette: “come pensi che le Indie Occidentali siano successe? Hanno preso gli indiani, hanno preso i neri dall’Africa, li hanno messi nei Caraibi, e 200 anni dopo, eccoti Rihanna. Prego!” Per quanto semplificata e non politicamente corretta sia questa affermazione, una fusione di culture è evidente in Giamaica. E’ visibile nei volti che si incontrano, e nel cibo che si mangia. Me ne ero già reso conto durante la mia prima visita in questo gioiello dei Caraibi, con il primo assaggio della famosa “Jerk Sauce”, spesso in coppia con un chutney di mango – un chiaro mix di influenze asiatiche e africane. Durante questa visita, però, ho notato un elemento diverso, una più recente ondata di fusione che è il risultato della #globalizzazione.

La globalizzazione tende ad essere associata con il franchising – ovunque nel mondo si vada, è possibile ottenere un hamburger di McDonalds ed un cappuccino di Starbucks. Ma proprio come un’isola può essere sia isolata che un crocevia di culture, la globalizzazione può essere sia una standardizzazione che una fusione che porta a innovazione e crescita. La prima notte nel mio albergo a Kingston ho ordinato una bruschetta con #ackee e bacon. SPETTACOLARE! Sono un italiano e americano in Giamaica, e qui mi trovo a mangiare un piatto italiano (bruschetta) americano (bacon) e giamaicano (ackee) il tutto in un mix armonioso.

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Ackee and Bacon Bruschetta. Sì, ce ne dovrebbero essere tre…ma non vedevo l’ora di provarne uno e non ho resistito prima di prendere la foto

Adoro l’ackee. E’ un frutto che, se colto e tagliato nel modo sbagliato, è velenoso. Ha l’aspetto delle uova strapazzate. E proprio come le uova è una base ideale su cui aggiungere sapori forti. Il giorno dopo ho mangiato da Usain Bolt. Non a casa sua, purtroppo, ma al suo ristorante chiamato “Traks and Records”, una sorta di pub di fascia alta. Mi hanno convinto a provare gli involtini primavera col Jerk Chicken. Inutile dire che erano deliziosi, e di nuovo mi hanno fatto riflettere su come la globalizzazione ci abbia portati ad aspettarci gli involtini primavera in qualsiasi pub nel mondo – ma dubito che fuori dai caraibi potrò mai ordinare un involtino primavera col jerk chicken.

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Involtino Primavera col Jerk Chicken

Il giorno prima della partenza sono stato invitato ad una degustazione di vini presso la sede di #Campari. L’evento era molto ben organizzato, e limitato ad alcuni dei migliori clienti di Campari. Per mia fortuna, dei colleghi locali rientravano in questa categoria e mi sono aggregato a loro. La degustazione si concentrava sui vini distribuiti da Campari nel paese, ma l’aspetto interessante era che un catering locale abbinava del cibo con il vino. E’ stata la prima volta che ho partecipato ad un evento in cui il cibo veniva scelto per il suo abbinamento con il vino, piuttosto che il contrario. E il cibo era una sorprendente serie di finger food di fascia alta – salmone affumicato (ed era stato affumicato quella mattina dallo chef) e pomodorini su bruschetta ad accompagnare il vino Apothic White, un satay di pollo con chutney di mango piccante per il Pinot Nero, un tortino salato di brasato di maiale per l’Apothic Red, e una mousse di carota-cioccolato-amaretto con panna montata alla noce moscata per il Riesling finale.

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Salmone affumicato a pomodorini su bruschetta, a Apothic White

Un cibo fusion così incredibile deve per forza provenire da uno chef stellato formatosi a Parigi e con molti anni di esperienza, giusto? Immaginate la mia sorpresa quando ho incontrato Akili, il 24enne chef giamaicano formatosi localmente, che ha deciso di aprire una propria società di catering in una nuova comunità emergente vicino a Kingston, dove forma gli ancora più giovani aiutanti chef. Akili è stato in grado di assorbire le diverse influenze presenti nella sua isola, e infonderle nei suoi piatti. Tanta roba! Ho anche avuto la possibilità di chiacchierare con Pietro, il marketing manager per Campari Giamaica, ed ho imparato che alcuni anni fa ha Campari ha acquistato Wray & Nephew, Appleton, Sangsters, e Blackwell – i più significativi marchi di rum in Giamaica. Il mio primo pensiero è stato “oh oh, ecco che arriva la globalizzazione di nuovo, la grande multinazionale che ammazza la piccola realtà locale”. Ma poi mi hanno spiegato le innovazioni fatte nel prodotto locale, ed ho avuto modo di provare il Campari giamaicano. Con mia grande sorpresa mi sono reso conto che era diverso dal Campari che uso per il mio “Spritz” a casa. Pietro mi ha confermato che si tratta di un prodotto localizzato per la Giamaica – un po’ più forte e con un mix di aromi leggermente diverso. Appena lo ha mixato con una bibita gassata di pompelmo per creare un drink deliziosamente “caraibico”, mi sono reso conto che questo è un aspetto della globalizzazione da gustare piuttosto che temere: la cucina fusion – il rovescio della medaglia della globalizzazione.

Vincenzo

English version:

Island Eating. The flip side of globalization

Vincenzo, an island (and continent) -hopping protagonist of our new book  Aglio Olio Pili Pili. Cibi e culture tra origini e futuro si incontrono a Bologna shares his latest culinary adventure…

For anyone like me who grew up reading books like Treasure Island, Robinson Crusoe, and Gulliver’s Travels, #islands exemplify isolation. The very word “insulated” comes from “insular”. But when my life changed from reading about faraway lands to traveling to them, I soon found out that the opposite is often true. Islands over the years, since the age of discovery, have become crossways for people traveling to and from different lands.

While flying to #Jamaica this week, on my flight from New York to #Kingston I was watching “Barbershop the next cut”. I didn’t imagine it would be a quotable film, but as it happens I find myself doing just that. One of the characters in the movie reflects: “ how do you think the West Indies happened, okay? They took Indians, they took black people from Africa, they put’em in the Caribbean, and 200 years later, Rihanna happened. You’re welcome.” As oversimplified and not politically correct as this statement is, a fusion of cultures is evident in Jamaica. It is visible in the faces you encounter, and in the food you eat. This was obvious to me during my first few visit to this Caribbean gem, with the first taste of its famous jerk sauce, often paired with a mango chutney, a clear mix of Asian and African influences. On my latest visit, however, I noticed a different element to this dynamic—a newer wave of fusion that is a result of #globalization.

Globalization tends to be associated with franchising – wherever in the world you go, you can get your big mac and your venti mocha frap. But just like an island can be both isolated and a nexus of cultures, globalization can either be standardization or a fusion that leads to innovation and growth. The first night in my Kingston hotel I ordered an #ackee and bacon bruschetta. It was absolutely amazing! I am an Italian and an American in Jamaica, and here I find myself eating an Italian (bruschetta) American (bacon) and Jamaican (ackee) all in one harmonious dish.

Jerk Chicken Spring Roll

On my last day in the island nation I was invited to a wine tasting at the Campari office. The event was beautifully organized. It was a personal invitation for some of Campari’s best clients. I was lucky enough that some of my local colleagues fit the profile. The wine tasting featured wines distributed by Campari in the country, but the interesting aspect was that they had a local food catering company that paired food with wine. It was my first experience in which food was chosen for its pairing with wine, rather than the other way around. And the food was an amazing set of high-end finger fusion fare – smoked salmon (extremely fresh) bruschetta with a tomato salsa to go with Apothic white, a chicken satay with spicy mango chutney to go with a Pinot Noir, a braised pork pot pie with Apothic red, and a carrot-chocolate-amaretto cake with nutmeg whipped cream to go with a Riesling.

Smoked Salmon Bruschetta and Apothic white

Such incredible fusion food must have come from a starred chef trained in Paris, who worked on his craft over many years. Imagine my surprise when I met Akili, the 24-year-old, Jamaican trained chef, who decided to open up his own catering company in a new and up-and-coming community near Kingston, supported by younger cooks he is training. Akili was able to soak up different influences he saw in his island, and infuse them in his dishes. Good job, I say. I also got a chance to chat with Pietro, the marketing manager for Campari, and learned that a few years ago Campari purchased Wray & Nephew, Appleton, Sangsters, and Blackwell. These are the two main names in commercial rum in Jamaica, and the main name in designer rum. My first thought was “uh oh, here comes globalization again, the large corporate machine taking over the small guy”. But then I was introduced to the innovations they made in the local product, and got to try the local Campari. To my surprise I could taste that it was different from the Campari I use for my “Spritz” at home in Italy. This was confirmed by Pietro, who indicated that it is a bit stronger and uses a different mix of spices for the local market. As he mixed it with a fizzy grapefruit soda to make a deliciously “Caribbean” drink, I realized that this is one more aspect of globalization to enjoy rather than fear: fusion – the flip side of globalization.

Vincenzo

 

 

Cosa abbiamo imparato sui ‘Pulses’ e altre riflessioni #iyp2016

LOGO_IYP_en_print-horizontalPulses Odette

Sono piccoli, tondeggianti, disponibili in una varietà di colori, sfumature e consistenze, e sono parte dei doni della terra da più di 10.000 anni. Essi provengono da vari paesi tra cui India, Pakistan, Canada, Myanmar, Australia e Stati Uniti. Non parliamo di gemme preziose, ma dei pulses. I pulses sono un sottogruppo di legumi coltivati per essere venduti secchi. Perché stiamo parlando di pulses? Ebbene, le Nazioni Unite (ONU) ha dichiarato il 2016 come l’Anno Internazionale di pulses #iyp2016, e la FAO, l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite, sta portando avanti un dialogo internazionale sull’argomento.

Potete trovare di più sui pulses, tra cui delle ricette, nel nostro prossimo libro Aglio Olio Pili Pili. Cibi e culture tra origini e futuro si incontrano a Bologna, ma per ragioni di brevità, ecco tre ragioni perché tutti noi dovremmo mangiarne di più:

  • SALUTE E BELLEZZA. Con una media di 15 gr di proteine per tazza, i pulses sono una parte importante di una sana dieta ricca di proteine a prezzi accessibili. Ma non solo proteine. I pulses sono anche ricchi di fibre, ed una buona fonte di ferro, zinco, acido folico, tiamina, niacina, potassio e magnesio. Non solo il prezzo basso è basso, ma anche il loro contenuto di grassi, e consumandone solo 1/2 tazza al giorno, si può ridurre i livelli di colesterolo LDL, che può a sua volta ridurre il rischio di infarto e ictus.
  • AMORE E RISPETTO PER IL PIANETA ED I BAMBINI. Questo è forse uno dei più convincenti argomenti per mangiare più pulses e legumi in generale. La transizione verso il consumo di più pulses rispetto alle carni bovine ed altri prodotti di origine animale, in particolare in paesi tradizionalmente ricchi ed industrializzati e in paesi in transizione in cui tale consumo si concentra pesantemente e in modo sproporzionato, può contribuire a limitare l’impatto del cambiamento climatico globale. Secondo la FAO “le specie di pulses hanno una vasta diversità genetica da cui si possono selezionare e / o coltivare varietà con specifici fattori-una qualità  particolarmente importante per poterli adattare ai cambiamenti climatici, dato che diverse varietà resistenti ai cambiamenti climatici possono essere sviluppate grazie a questa grande diversità.”

Ed infine…

  • INNOVAZIONE IN CUCINA, E CONDIVISIONE DI CIBI DELIZIOSI. Esplorate il resto di questo blog per avere delle ricette con pulses, per vedere un laboratorio per bambini sui pulses che Aglio Olio Pili Pili ha tenuto il mese scorso a Bologna, e vedere come i pulses fanno parte del nostro percorso culinario personale ! Se abbiamo stuzzicato il vostro appetito … dateci un ‘Like’ su Facebook e seguiteci su Twitter.

-Odette

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Children’s workshop on ‘Pulses’ at the 2016 Festa Multietnica, Cirenaica, Bologna


English version:
They’re tiny, roundish, come in a variety of colors, hues and textures, and have been part of the earth’s bounty for more than 10,000 years. They hail from India, Pakistan, Canada, Myanmar, Australia and the United States, among other places. I’m not talking about precious gems, but rather, pulses. Pulses are a subgroup of legumes harvested for dry grain. Why are we talking about pulses? Well, the United Nations (UN) has declared 2016 the International Year of Pulses #iyp2016 , and FAO, the Food and Agriculture Organization of the UN leading the conversation.

More on pulses, including recipes, in our upcoming book Aglio Olio Pili Pili. 

Cibi e culture tra origini e futuro si incontrano a Bologna

With an average of 15 gr of protein per cup pulses are an important part of an affordable protein rich healthy diet. But not only protein. Pulses are high in fibre, and a good source of iron, zinc, folate, thiamin, niacin, potassium and magnesium. Not only is the price tag low, but so is the fat content, and consuming just 1/2 cup per day, can reduce LDL cholesterol levels which can in turn reduce risk of heart attack and stroke., but for the sake of brevity, here are three reasons why we should all be eating more of them:

Cibi e culture tra origini e futuro si incontrano a Bologna

With an average of 15 gr of protein per cup pulses are an important part of an affordable protein rich healthy diet. But not only protein. Pulses are high in fibre, and a good source of iron, zinc, folate, thiamin, niacin, potassium and magnesium. Not only is the price tag low, but so is the fat content, and consuming just 1/2 cup per day, can reduce LDL cholesterol levels which can in turn reduce risk of heart attack and stroke., but for the sake of brevity, here are three reasons why we should all be eating more of them:

  • WE DESIRE HEALTH AND BEAUTY. With an average of 15 gr of protein per cup pulses are an important part of an affordable protein rich healthy diet. But not only protein. Pulses are high in fibre, and a good source of iron, zinc, folate, thiamin, niacin, potassium and magnesium. Not only is the price tag low, but so is the fat content, and consuming just 1/2 cup per day, can reduce LDL cholesterol levels which can in turn reduce risk of heart attack and stroke.
  • WE LOVE AND RESPECT OUR PLANET AND ITS CHILDREN. And this is perhaps one of the most powerful arguments for eating more pulses. Transitioning towards consuming more pulses compared to beef and other livestock products, especially in traditionally wealthy industrialized and transition countries where such consumption is heavily and disproportionately concentrated, can help stem the tide of global climate change. According to FAO “pulse species have a broad genetic diversity from which improved varieties can be selected and/or bred—an attribute that is particularly important for adapting to climate change because more climate-resilient varieties can be developed out of this broad diversity.”

and last but not least…

  • INNOVATE IN THE KITCHEN AND SHARE DELICIOUS FOODS. Explore this blog for recipes on how to prepare pulses, a recap of a children’s workshop on pulses Aglio Olio Pili Pili held last month, and how pulses form part of our personal food landscape! If we’ve whetted your appetite…give us a ‘Like’ on Facebook and Follow us on Twitter.

-Odette

 

Innovazione e Tradizione. Aglio Olio Pili Pili inaugura l’EXPO 2015!

Christine, Odette e Tatiana vengono da fuori Bologna dove vivono da tempo. Una parte del loro essere e del loro credo è celebrare l’incontro tra la terra o le terre delle loro origini e il posto che oggi chiamano casa. Da questo incontro nascono cose buonissime come aglio olio pili pili, un piatto inventato da Odette e suo marito quando hanno scoperto che il pili pili congolese, che avevano sempre in casa, era molto più saporito del solito peperoncino in polvere. Diventato un pasto base a casa loro nel corso degli anni, lo possiamo anche definire una invenzione che poi diventa tradizione. Da paese di emigranti a paese di immigranti, Italia sta vivendo una vivace trasformazione in una società multiculturale. In questo contesto Aglio Olio Pili Pili nasce come un’iniziativa che promuove l’integrazione sociale. Come? Attraverso il linguaggio comune della cucina perché non c’è niente più umano, più sociale, più creativo, più nutriente di condividere un pasto buono e stare insieme a tavola. Attraverso cosa si mangia oggi in Italia dai ristoranti alla cucina di casa della vicina, Alio Olio Pili Pili fotografa, racconta e coglie questa transizione. Volevamo ringraziare l’Urban Center di Bologna, Coop Adriatica, L’Erbario di Coop, e Centro Antartide per il loro collaborazione per il nostro dibattito del 2 maggio: ‘Innovazione e Tradizione in un mondo che cambia. Dalla Tavola all’EXPO.’ Grazie di cuore ai nostri relatori: Dott. Fortuna Ekutsu Mambulu e Dott. Laura Fregi, Direttore e Vicedirettrice di African Summer School; e Chef Diego Venturi, Personal Chef, Mia Cantina, Gnammo, e Lo Chef al Mercato; e ai Julieta e Cindy, due ospite d’onore che sono state di grande ispirazione per nostro futuro libro…

Enjoy our photos from Saturday’s event!

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Now it’s time to get to writing! Un caloroso saluto da Aglio Olio Pili Pili…

Moros y Cristianos. Cosa c’è in un nome?

Ultimamente sono molto consapevole dei nomi e le etichette assegnate alle cose, e tutte le connotazioni che si portano dietro. Va bene, lo ammetto, lo sono sempre stata. Per me la percezione conta molto.

foto: AOPP

foto: AOPP

Stavo sfogliando un piccolo tesoro di un libro di cucina che ho trovato il mese scorso presso la Libreria Aldrovandi, una piccola libreria boutique a Bologna, mentre cercavo ispirazione per il libro Aglio Olio Pili Pili che sarà pubblicato entro la fine dell’anno. Il libro che ho acquistato è chiamato Caraibi. Una Cucina Multicolore ed è pubblicato in italiano da Könemann. Incredibili foto, aneddoti, geografia, ricette. Proprio il tipo di libro a cui ispirarsi.

Sfogliando la sezione Cuba del libro, mi sono imbattuta in una ricetta chiamata Moros y Cristianos, una ricetta tradizionale a base di fagioli neri e riso, sulla quale mi sono soffermata.

foto: AOPP

foto: AOPP

In primo luogo, perché era così familiare. Fagioli neri e riso è un delizioso piatto tipico di ogni casa cubana, ed un piatto che i miei genitori hanno adottato come tipico per casa nostra quando vivevamo a Washington, D.C. Come la cucina cubana, anche la nostra cucina casalinga era un incrocio di Africa, Europa meridionale e Nuovo Mondo. Anche noi preparavamo regolarmente un piatto molto simile, con la differenza che lo cucinavamo senza pancetta, e sempre accompagnato da pili pili…e quando possibile anche dei plantain o banane fritti (plantano fritto a Cuba).

Un altro motivo per cui mi sono soffermata sul piatto è perché il suo nome la dice lunga sulla storia e le tradizioni creole di Cuba, circa la commistione di popoli, colori e della musica – nonanstante le logiche di potere. In effetti è un nome che suona un po’ strano ad giorno d’oggi. Possiamo fare riferimento, e quindi implicitamente relegare, intere categorie di persone ad un paio di ingredienti in una pentola? Dato il clima di oggi, un nome come “Moros y Cristianos” è obsoleto?

foto: AOPP

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A Cuba le parole Moros y Cristianos si riferiscono alla storia coloniale spagnola e il mix di popoli e culture che, a loro volta, hanno influenzato Cuba e altri luoghi occupati dalla Spagna, in un momento o in un altro, nel Nuovo Mondo.

Se il nome è arcaico, o quanto meno superato, il piatto non lo è di sicuro. Il nome di questa ricetta mi fa sorridere. Anche se inesatto, ha un impatto visivo. Soprattutto il piatto è delizioso, nutriente, soddisfacente, e accessibile anche per chi ha pochi soldi per comprare da mangiare. E che dire dei black-eyed peas? Ho sempre trovato che “piselli occhi neri” fosse un nome strano per i fagioli che mangiamo negli Stati Uniti, dalla capitale in giù. Il nome è stato opportunamente appropriato da un noto gruppo hip hop.

Avete mai sentito il detto americano “like white on rice” / “come il bianco sul riso?” Non ha nulla a che vedere con il colore della pelle, per quanto mi riguarda: significa semplicemente qualcosa di imprescindibile “come il bianco sul riso.”

Sempre parlando di riso, e tornando sul tema di Moros y Cristianos, nel farlo ho usato il riso basmati (la ricetta nel libro non specifica che tipo di riso da usare, quindi potete utilizzare quello che vi piace di più).

Adoro il basmati, la sua fragranza è un profumo che mi riporta all’ infanzia. Mia mamma aveva sempre

foto: AOPP

foto: AOPP

un grande sacco di basmati in dispensa (anche se non abbiamo legami particolari col sud Asia). Siamo italo-americani e congolesi. E non siamo confusi, siamo solo fusion. E’ noto che il basmati sia un riso speciale, una specie di riso “nobile”. Ecco perché noi (e metà del mondo), lo mangiamo. Tranne quando bisogna fare il risotto, nel qual caso categoricamente si usano solo arborio o vialone nano.

Quindi, per riassumere, storicamente parlando, anche se non c’è da scherzare sul cibo, io sono sempre interessata a scoprire nomi memorabili per i piatti che evocano le tradizioni, i viaggi e le esperienze delle persone che cucinano il piatto, e dei loro antenati prima di loro.

Quali sono alcuni nomi di ricette memorabili nella vostra tradizione culinaria? O in una nuova tradizione che avete incontrato?

Oh, e qui di seguito vi lascio la ricetta… Voilà! (viene meglio se preparata con una melodia Afro-Cubana di accompagnamento)

-Odette

foto: gastronomy project

foto: gastronomy project

Re-cap e foto di Gastrostoria! Nostro 1° Workshop

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foto: Francesca Peretto

Situato all’interno di un cortile storico nel centro di Bologna, Gastrostoria!, il primo workshop di Aglio Olio Pili Pili, è stato lanciato durante una fresca domenica di settembre piena di meraviglia, condivisione e sorrisi. In collaborazione con Ecosistemi Mobili di Centro AntartideSocial Street Piazza Aldrovandi & Via San Vitale; e Books, Libros, Livres, Libri, abbiamo organizzato un evento che ha riunito bambini, genitori, nonni, amici e vicini nel leggere libri in diverse lingue. Fedele allo stile Aglio Olio Pili Pili, il tema di ogni libro è stato il cibo! La merenda è stata generosamente offerta da Ari Ecoidee, una nuova boutique di “spesa alla spina” nel quartiere, ed includeva cioccolato bianco con albicocche essicate, noci pecan, aloe essicata e cocco, e altro ancora. A Bologna i nostri figli stanno crescendo in una delle capitali alimentari più interessanti in Italia, e probabilmente nel mondo. Sensibilizzarli all’importanza di condividere il cibo e celebrare la sua varietà tra culture diverse è stato uno degli obiettivi del workshop. Un altro tema trattato è stata l’importanza della generosità della terra e di quanto sia centrale l’agricoltura per ciò che mangiamo. Il sempre presente ecosistema mobile, che ha servito da nostra base, era un ricordo della vitalità della terra. Libri, storie e giochi didattici interattivi hanno stimolato curiosità, domande e risate su quello che la gente mangia nel mondo, e tentativi di pronunciare nuove parole in portoghese, francese, tedesco, cinese, spagnolo ed altre lingue. Il nostro prossimo workshop sarà un evento per tutte le età e continuerà alcuni di questi temi, ma ne esplorerà anche alcuni nuovi. Unitevi a noi per il nostro prossimo evento nel centro storico di Bologna Domenica 9 Novembre 2014, in un luogo che verrà annunciato presto sul questo blog, su Facebook e su Twitter, siamo mobili!

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foto: Francesca Peretto

Nestled inside a historic cortile in centro Bologna, GastrostoriaAglio Olio Pili Pili’s first workshop was launched on a crisp September Sunday full of wonder, sharing and smiles. In collaboration with Centro Antartide’s Ecosistemi MobiliSocial Street Piazza Aldrovandi & Via San Vitale; and Books, Libros, Livres, Libri, we organized an event that brought together children, parents, grandparents, friends and neighbors to read books in several different languages. True to Aglio Olio Pili Pili style, the theme of each book was food! The snack was generously offered by Ari Ecoidee, a new bio bulk boutique in the neighborhood and featured white chocolate with dried apricots, pecans, dried aloe and coconut, and more. In Bologna our children are growing up in one of the most intriguing food capitals in Italy, arguably in the world. Sensitizing them to the importance of sharing food and celebrating its variety across cultures was one aim of the workshop. Another theme was the importance of the earth’s bounty and how crucial agriculture is to what we eat. The ever-present green mobile ecosystems, which served as our venue, were a reminder of the earth’s vitality. Books, stories and interactive, didactic games spurred curiosity, questions and laughter about what people around the world eat and attempts at saying new words in Portuguese, French, German, Chinese, Spanish and other languages. Our next workshop will be an all-ages event and carry over some of these themes, but also explore some new ones. Join us for our next event in Bologna’s centro storico on Sunday, November 9, 2014, location to be announced soon on this blog, on Facebook, and on Twitter, we’re mobile!

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foto: Francesca Peretto

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foto: Adriana Verolla

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foto: Francesca Peretto

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foto: Adriana Verolla

foto: AOPP

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foto: Paolo Marcello Cafazzo

foto: Paolo Marcello Cafazzo

foto: Francesca Peretto

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foto: Adriana Verolla

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foto: Francesca Peretti

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foto: AOPP

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foto: Adriana Verolla

foto: Adriana Verolla